CELEBRIAMO IL SANTO TRIDUO CUSTODENDO L’ESSENZIALE

Si è abbattuto, improvviso e violentissimo, per ora soprattutto sulla parte più ricca dell’umanità, un tremendo uragano che semina terrore e morte ed ha il potere di cancellare in un istante le abitudini dell’uomo e i suoi riti millenari, di paralizzare le sue regioni più evolute e le sue città simbolo. A questa forza oscura noi possiamo opporre solo la nostra impotenza e come minuscole particelle siamo sollevati e gettati lontano, dove l’uragano vuole. E’ ancora lui che decide cosa noi possiamo fare, lui che detta i tempi. Noi, succubi, possiamo solo obbedirgli…

E’ terribile: non ci era mai capitata una cosa simile, non qui! Forse questa era l’esperienza che per generazioni ha accompagnato fino ad oggi la vita di centinaia e centinaia di milioni di uomini, donne e bambini, una schiera infinita. Ma, appunto, da altre parti, in luoghi del mondo poveri e sfortunati, posti lontani. Lì epidemie, corruzione, guerre e violenze di ogni tipo, alimentate da insaziabile avidità, hanno tolto agli umani la loro dignità, ne hanno fatto esseri senza diritti, senza patria, senza presente e senza futuro, e per milioni di loro, corpi senza vita. Ma erano là, in quei posti, non qui!

Adesso, invece, anche qui. A centinaia, a migliaia, ogni giorno. Adesso siamo devastati anche noi e l’intero occidente, “e nessuno sa fino a quando…”, come dice il salmo. Ma proprio adesso, forse, quando scopriamo di essere anche noi vulnerabili e deboli, quando nessuno può davvero dirsi al sicuro, quando potenti e umili condividono lo stesso destino, anche qui potremmo cominciare a sentire più vicini gli uomini e le donne “di quei posti là”, a intuirne, anche se ancora in modo sfocato, la paura e lo smarrimento. Dovevamo essere toccati nella nostra carne per comprendere qualcosa del dolore di altri nostri simili, dovevano dissolversi come bolle di sapone le nostre sicumere e scoppiarci fra le mani la presunzione di essere invincibili, onnipotenti, per scoprirci sotto lo stesso cielo, abitati dalle stesse preoccupazioni e tutti ugualmente nudi. Credavamo di contare sui nostri raffinati algoritmi, sulla potenza della nostra finanza che pensa di decidere e comandare ogni cosa, ma è l’uragano invece a dettarci la sua dura legge.

“Quando sono debole, è allora che sono forte”, ci dice S. Paolo, e la Passione e la Morte di Gesù sulla Croce sono l’esperienza insuperabile, il punto più alto dell’impotenza e della condivisione del Figlio di Dio con noi poveri uomini, con la nostra carne fragile, malata e mortale. Sono la vicinanza, la carezza e il conforto di Dio teneramente e silenziosamente offerti a chi non ha nemmeno la forza di elevare un lamento, ed è rimasto solo con la sua paura a guardare con occhi sbarrati la morte. Ecco perché Gesù subisce e tace, ecco perché fiumi di violenza si abbattono su di Lui, senza che Egli opponga resistenza! Perché Egli è davvero vicino e fratello di chi non ha più nulla ed è in balia delle onde della notte. E lì Lui  con il suo corpo piagato, difende e custodisce la loro vita, la vita di tutti…

Non abbiamo celebrato la Quaresima nelle nostre chiese, non abbiamo potuto rivivere le liturgie delle domeniche, la Via Crucis al venerdì e le catechesi. I luoghi più importanti e amati delle nostre comunità per la prima volta, nella loro secolare storia,  sono rimasti desolatamente vuoti di fedeli e ancora lo saranno, perchè non possiamo radunarci neppure per il Triduo, neppure per la Pasqua di Risurrezione. Vivremo il mistero e la verità di questi eventi ciascuno nelle proprie case, però insieme a tutta la Chiesa, uniti dall’unico Spirito d’Amore, accesi dalla stessa fede. Ma cercando l’Amato dove Lui è, nel pane spezzato e offerto a poveri peccatori, nella scandalosa e insopportabile impotenza del Figlio di Dio sulla Croce, inchiodato e trafitto dagli uomini, forse quest’anno capiremo più in profondità la Pasqua di Gesù. Vulnerabili ed esposti molto più di quanto pensavamo, possiamo intuire perchè Gesù si è reso vulnerabile ed esposto ai nostri deliri “senza belare lamento”, senza opporre resistenza: fratello, vicino e prossimo di ogni vinto della storia, di ogni uomo in balia dell’uragano, figli senza voce e senza diritti. Possiamo anche capire meglio che siamo più uguali di quanto credavamo, e più vicini… “Quei posti là”, le insicurezze e i drammi di quei popoli cominciamo a conoscerli anche qui, anche noi. Figli dell’unico Padre e fratelli. E Lui a morire per tutti, senza distinzioni. “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”: allora aumenterà la giustizia e fiorirà la pace, allora collaboreremo con il Signore “perchè venga il suo Regno” e noi impareremo ad amare e a compiere la sua volontà. Questa è la vera Pasqua di Gesù: la Sua vita in noi, la nostra vita in Lui. E’ cercarlo e incontrarlo dove Lui si trova, non dove noi pensiamo che sia o dove noi lo vorremmo…

E’ vero, ci mancherà tantissimo non poterci ritrovare per celebrare insieme la Santa Liturgia, è come una lama piantata nel fianco, ma quest’anno forse, resi più umili da tanto dramma e dalla consapevolezza della nostra reale misura, ci sarà più facile vedere e amare il Signore anche se rimarremo nelle nostre case. E imparare a riconoscerlo e servirlo dove Lui si trova: nel fratello che ti sorride o che ha bisogno di te, e in lui riconoscere un figlio di Dio, un figlio nel Figlio Gesù.

Buona Pasqua, insieme al mio abbraccio più sincero e caloroso. A voi vicino,

don Emilio

Autore dell'articolo: admin7186