IN MEMORIA DI DON CESARE…

Carissimi parrocchiane e parrocchiani,

vorrei condividere alcuni pensieri con voi, con tutta la nostra Comunità… Spero possano esserci utili, farci sentire uniti, portarci luce… Il mio caro saluto.

Il 29 marzo, V domenica di Quaresima, è stata per don Cesare l’ultima trascorsa “tra noi”… Era a Gravedona, in ospedale dalla sera del lunedì antecedente, il 23 marzo, la prima settimana di primavera. Da circa due settimane prima del ricovero accusava febbre, inappetenza, dolori diffusi e una grande stanchezza; poi il 18 marzo una radiografia rivela una polmonite che il referto dichiara non grave. Continua la cura a casa, con antibiotici e tachipirina. Passano i giorni ma la febbre non scende, le forze non ritornano, la voce diviene più flebile. Visto i tempi, è meglio andare in ospedale, per verificare, per approfondire…
La mattina del 23 marzo 2020, poco dopo le 11.00, un’ambulanza del 118 trasporta don Cesare all’ospedale di Lecco e, dopo alcune ore, vista l’impossibilità a ricoverarlo in quel nosocomio (è tutto pieno!), riparte con destinazione Gravedona.
Lo stesso giorno, un anno prima, il 23 marzo del 2019, veniva a mancare una figura fondamentale per don Cesare: l’amato Luigi Cerini, che lui chiamava “papà”. Dal 1984, insieme alla moglie Felicita scomparsa ormai da alcuni anni, avevano abitato insieme, nelle case parrocchiali prima di Cantalupo, poi di Bellano. Sul registro dei defunti conservato in parrocchia, compilando l’atto di morte, così di lui scriveva don Cesare: “Mi ha servito, insieme alla moglie Felicita. Un ‘grande uomo’ di fede e rettitudine morale. Grazie Luigi, mi hai voluto bene”.
Esattamente un anno dopo don Cesare iniziava la sua “settimana santa”, l’ultima della sua vita terrena, e intorno alle ore 15 di lunedì 30 marzo è ritornato al Padre e in cielo ha ritrovato tante persone amate, i suoi cari, chi l’ha aiutato per tanti anni nelle sue fatiche pastorali e che tanto gli mancava, e la sua cara Felicita con il Luigi…
In tanti abbiamo pregato per lui in quei giorni, diverse persone gli hanno inviato messaggi o chiamate, ma nessuno ha potuto stargli fisicamente vicino, solo medici e infermieri, presissimi, nascosti dentro le loro tute e dietro le loro mascherine, a controllare i suoi parametri, a supportarlo con le loro cure, a infondere coraggio… Ma nessuno “dei suoi”, nessuno di noi. Questo ci rattrista, ci attanaglia la gola.
Mentre scrivo, la sera della Domenica delle Palme, sono sei giorni che ci ha lasciato e da cinque riposa nel nostro Cimitero, dentro la Cappella dei preti. Questa mattina ero lì, vicino a lui, mentre benedicevo i rami di ulivo che i nostri cari defunti custodiranno per qualche settimana, per consegnarceli quando potremo di nuovo muoverci con un po’ più di libertà. A loro e a don Cesare, insieme al Sindaco che mi accompagnava, ho portato il ricordo commosso, l’affetto e la preghiera di ciascuno di voi. Sulla soglia della Cappella ho chiesto a lui e agli altri Parroci lì sepolti che ci aiutino a percorrere strade buone, a fare memoria di ciò che ha reso semplice e sincera la vita di tanti nostri padri, ho chiesto che ci aiutino a capire ciò che ha portato nei loro cuori tanta forza, pace e fiducia, pur tra molte fatiche e difficoltà!
Don Cesare ci ha lasciato troppo presto, nel momento e nel modo che nessuno di noi avrebbe voluto: questo rende ancora più crudo e appuntito il dolore. Siamo rimasti increduli, smarriti.
Martedì 31 marzo a mezzogiorno il Paese si è fermato: un minuto di silenzio, le bandiere a mezz’asta, i rintocchi mesti delle campane e le trombe con le loro note struggenti, le istituzioni del Paese a rappresentare tutti, nel ricordo di coloro, troppi, che questo virus cattivo e infido ci ha strappato…
In ogni luogo d’Italia la gente ha mormorato una preghiera, ha sussurrato un nome, e lacrime hanno solcato tanti volti.
Poco dopo, alle 15.00, i Bellanesi si sono affacciati alla finestra, sono usciti sull’uscio di casa: il feretro di  don Cesare che ha guidato la vita di questa Comunità cristiana per 24 anni ha cominciato a percorrere lentamente le strade del borgo, si è fermato di fronte ai luoghi più significativi rispetto al suo ruolo e al suo ministero: la Scuola Materna, la chiesa parrocchiale, l’oratorio e la sua abitazione, il Municipio, il Santuario di Lezzeno… Ognuno ha potuto inviargli l’ultimo saluto, il proprio grazie, una preghiera, un bacio, magari con gli occhi umidi o scossi da un pianto che non si è riusciti a trattenere; e tutti abbiamo immaginato il suo sorriso radioso, o ci è sembrato di incrociare il suo sguardo, i suoi occhietti azzurri e vivaci, forse di sentire una parola di incoraggiamento, di consolazione…
Noi sappiamo bene cosa ci avrebbe detto, perché sono le parole che sempre ci ha ripetuto. E non sono io, l’ultimo arrivato, che deve ricordarle a voi.
E’ valorizzando le sue testimonianze più belle, il suo amore per Gesù che passava per l’ascolto della Parola, le celebrazioni liturgiche curate, il canto, la preghiera, i Sacramenti, che noi faremo degna memoria di lui, che lui continuerà a predisporre il nostro intimo perché possa accogliere il Signore che ci rende capaci di servizio, di misericordia e di gioia. Perché il mondo sia nuovo e rinasca, dopo tanta morte; perché la Sua Pasqua irrompa nei nostri vissuti sciogliendo i nodi del male e accendendo una festa continua in Paradiso. E’ bello far felici le persone amate, lassù…

don Emilio

Autore dell'articolo: admin7186